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Ritorno all'atomo

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Tra i 5 punti programmatici del Pdl manca il nucleare. E questo è un errore

di Diego Menegon - L'Occidentale 31 Agosto 2010

Gli sforzi compiuti per l’approvazione della legge delega sul nucleare e per l’emanazione del decreto attuativo andrebbero al più presto raccolti e messi a frutto. Ecco perché.

 

La maggioranza è chiamata ad impegnarsi su cinque punti programmatici da perseguire nel prosieguo della legislatura. Grande assente, il nucleare.

Eppure il programma approvato dagli Italiani annunciava un’apertura all’atomo. Per di più, due estati fa l’impennata dei prezzi dei prodotti petroliferi e del gas aveva reso viva la percezione che il ripristino dell’opzione nucleare era una priorità per il paese. Un’economia come la nostra, che dipende per oltre 2/3 dall’energia ricavata dagli idrocarburi è estremamente sensibile alla dinamica dei prezzi di queste materie prime. La vulnerabilità del sistema è un dato costante che va tenuto presente anche in tempi come questi, in cui il costo di gas e derivati dal petrolio non destano grande allarme. Va poi ricordato come gli impegni assunti in ambito comunitario, a favore di un significativo, se non proibitivo, abbattimento delle emissioni di CO2 abbiano in un primo tempo esercitato un’ulteriore pressione sulle politiche di governo.

Desta non pochi sospetti, quindi, la trascuratezza con cui si lascia ai margini dell’agenda politica una questione di tale rilevanza. Gli sforzi compiuti per l’approvazione della legge delega sul nucleare e per l’emanazione del decreto attuativo andrebbero quindi al più presto raccolti e messi a frutto. Gli ultimi mesi hanno lasciato intravedere una qualche intenzione di sciogliere il nodo che tiene ferma l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare, ossia la nomina dei vertici dell’autorità di regolazione tecnica e vigilanza de settore, ma anche motore della fase di avvio della politica nucleare. Non si è però andati oltre alle buone intenzioni e ai nomi dei possibili candidati alla presidenza; resta d’attualità il nome di Umberto Veronesi, pronto a lasciare il Senato per partecipare al programma nucleare.

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 01 Settembre 2010 12:52 ) Leggi tutto...
 

Ma questa è paura della politica

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L’epilogo di una giornata apertasi con l’annuncio del licenziamento politico di Fini e destinata a concludersi (mentre scriviamo è ancora in corso il “processo”) con una condanna politica della minoranza finiana e con una richiesta di abiura suggella il fallimento di un partito che, per mettere ordine nel dibattito politico interno, non trova di meglio che riesumare la disciplina del centralismo democratico.

La crisi apertasi nel PdL non è il risultato delle vicende delle ultime settimane. Non è “su Verdini” o “su Cosentino” che il PdL sta esplodendo. Alle nostre spalle ci sono almeno diciotto mesi di incomprensioni e equivoci coltivati e non dissipati, di un una dialettica politica rivendicata come un diretto e sopportata come un affronto o un tradimento, di una “narrazione” della congiuntura socio-economica ottimistica, rispetto alla quale ogni considerazione aggiuntiva appariva prova di disfattismo.

E’ da un anno e mezzo che per il PdL c’è chi può parlare (fuori, la Lega) e chi non deve parlare (dentro, Fini) e che su tutti i grandi dossier istituzionali le mediazioni e i compromessi avvengono al di fuori della “normale” discussione interna. Eppure, nonostante tutto, questo partito è riuscito a supportare, senza intoppi, l’azione di governo in una congiuntura tutt’altro che facile e a dimostrare un’unità politica invidiabile. Ma ora rischia di suicidarsi in nome dell’unità ideologica e della “purezza” berlusconiana.

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 30 Luglio 2010 11:36 ) Leggi tutto...
 

L’ultima del maestrino D’Alema: abolire il congiuntivo

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«Io ritengo che questa vicenda dimostra che lui è un prepotente ma che in questo Paese ci sono gli anticorpi e che le battaglie possono essere vinte». Lui è Berlusconi. Gli anticorpi la sinistra. Le battaglie, un nuovo futuro della sinistra. Tutto decifrato, facile. Ma c’è qualcosa che non torna in questa frase, che stride e riecheggia, una chiave di lettura criptica che misteriosamente si offre a chi ascolta: dove sono finiti i congiuntivi? D’Alema, dove li hai nascosti? Sì, perché il papà della rivoluzione silenziosa dell’italiano è nientemeno che la mente pensante della sinistra, cervello raffinato, l’ex presidente del consiglio e ora presidente del Copasir, il comitato di controllo sui servizi segreti. Insomma, il meglio della sinistra su piazza. L’avesse fatto una volta questo scherzo, potrebbe essere un caso, piccolo errore veniale. Ma per ben trentaquattro volte Baffino ha abbattuto il congiuntivo durante l’ora e mezzo di dibattito alla festa dell’Unità di Roma dell’altra sera. L’insistenza è stata talmente sorprendente da imporre un riascolto dell’intervento. Nel calcolo non abbiamo contato le ripetizioni di concetti simili. Comunque una strage.

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 30 Luglio 2010 11:38 ) Leggi tutto...
 

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